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Portogruarese: il turismo estivo non basta all’economia

Portogruarese: il turismo estivo non basta all’economia

Data Pubblicazione21 Mar 2016

Lo studio in chiave Macroregionale della Fondazione Think Tank Nord Est evidenzia le criticità del territorio rispetto le altre aree. Il portogruarese è nel gruppo dei meno strutturati per agganciare la ripresa economica.

 

Si è chiuso un ciclo: l’industria del turismo estivo “vecchio stile” non basta più a rendere competitivo il Veneto Orientale. Senza un rinnovamento il rischio è che si rimanga ai margini dello sviluppo e ci si trovi impreparati ad agganciare la ripresa economica.

A dirlo è l’ultimo studio della Fondazione Think Tank Nord Est, che nell’ambito della Macroregione (Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige) su 80 aree analizzate per le potenzialità di ripresa, ha visto posizionarsi al 60esimo posto il portogruarese, evidenziando difficoltà non solo nelle “classiche” aree a bassa competitività (la montagna veneta e friulana, il basso Veneto), ma anche in quelle che un tempo erano virtuose, come appunto il portogruarese.

Dati alla mano, il portogruarese ora si trova nel gruppo di coda per quanto riguarda l’indice di competitività ed “I parametri che hanno contribuito a questo risultato negativo – spiega Riccardo Dalla Torre ricercatore della Fondazione Think Tank Nord Est – sono un alto livello di disoccupazione, legato anche alla stagionalità dei posti di lavoro, un basso reddito pro capite e una scolarizzazione inferiore alla media. Inoltre il territorio si trova a ridosso del Friuli Venezia Giulia, che grazie allo statuto speciale è più competitivo. Per il Veneto Orientale da un lato si deve superare il tradizionale modello turistico-balneare, sviluppando nuove forme di turismo, dall’altro aumentare l’attrattività del territorio stesso per favorire nuovi investimenti”.

Per quanto riguarda i sei indicatori statistici utilizzati per la classificazione finale, la voce “Territorio” (che valuta morfologia dell’area, densità abitativa e autonomia di spesa degli enti locali) posiziona il portogruarese al 59esimo posto su 80, a causa della bassa capacità di spesa degli enti, dovuta al Patto di Stabilità e al taglio dei trasferimenti. Per quanto riguarda l’indice “Società” (crescita demografica e tasso d’invecchiamento della popolazione) qui si arriva al 52esimo posto con una popolazione mediamente più vecchia ed una crescita demografica sotto la media (dal 2001 al 2015 la popolazione residente è cresciuta del 6.2% rispetto alla media regionale dell’8.2%). Nell‘ “Istruzione” il portogruarese è al 68esimo posto, con un numero di laureati e diplomati inferiore alla media della Macroregione ed un’alta percentuale di giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non studiano (18.1%). Per quanto riguarda l’indicatore “Lavoro”, la posizione è la 60esima, con una disoccupazione (stando agli ultimi dati Istat) pari al 9.8% della forza lavoro. Sull’indicatore “Economia”, il 68esimo posto in graduatoria è dovuto ad un reddito medio (su base Irpef) di 13.152euro pro capite e una diminuzione del numero di imprese tra il 2009 e il 2015 pari all’8.2%. Un dato positivo, ma solo di riflesso, è quello delle “Infrastrutture”: qui il portogruarese s’attesta al 22esimo posto, ma grazie alla presenza nelle vicinanze di tre aeroporti (Venezia, Treviso e Trieste) e l’attraversamento del territorio da parte della A4.

“Per un rilancio bisogna partire dai punti meno deboli – afferma il presidente della Fondazione Think Tank Nord Est Antonio Ferrarelli – perché non serve a molto venire attraversati dalle infrastrutture, se non si riesce ad “agganciare” alle stesse lo sviluppo che possono favorire. Credo sia il momento di pensare ad alcune possibili soluzioni per far ripartire l’economia del Veneto Orientale. Il turismo è una risorsa fondamentale ma bisogna allungare la stagione, mettendo a valore le risorse culturali, ambientali ed eno-gastronomiche che ci sono sul territorio. E’ però necessario anche mettere nelle condizioni di lavorare al meglio le aziende e gli imprenditori di quest’area, che hanno bisogno di operare in un territorio competitivo. Solo così ci saranno anche nel portogruarese quegli investimenti importanti che si tradurranno in una nuova stagione positiva per  tutto il Veneto Orientale”.