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L’ANNO NERO DEL TURISMO IN VENETO: NEL 2020 CALA IL NUMERO DI IMPRESE PER LA PRIMA VOLTA DAL 2000. FONDAMENTALE IL RILANCIO DEGLI INVESTIMENTI

L’ANNO NERO DEL TURISMO IN VENETO: NEL 2020 CALA IL NUMERO DI IMPRESE PER LA PRIMA VOLTA DAL 2000. FONDAMENTALE IL RILANCIO DEGLI INVESTIMENTI

Data Pubblicazione24 Feb 2021

Comunicato stampa 24 febbraio 2021

In Veneto, il numero delle imprese del turismo è calato per la prima volta nel 2020 dopo due decenni ininterrotti di crescita. Secondo la Fondazione Think Tank Nord Est, per la ripresa del settore si devono favorire gli investimenti.

Nemmeno la crisi economico-finanziaria o gli attentati dell’11 settembre 2001 erano riusciti a fermare la crescita delle imprese del turismo: c’è voluta la pandemia di covid-19 per bloccare il trend. A certificare l’inversione di tendenza in Veneto è l’ultimo studio della Fondazione Think Tank Nord Est, che ha analizzato il numero di imprese attive nei settori maggiormente legati al turismo. L’analisi considera ovviamente strutture ricettive, agenzie di viaggio e tour operator, ma anche bar e ristoranti, trasporti e noleggi, cultura, eventi e attività ricreative.

In Veneto, nel 2020, questo composito insieme di attività raggruppa 36.812 imprese, pari all’8,6% del totale. Si tratta di un numero inferiore al 2019, a comprovare il primo calo dopo due decenni di crescita continua. Tra 2010 e 2019, l’incremento nel complesso è stato del 9,6%. Alcuni comparti più di altri hanno registrato aumenti record: +27,5% per le strutture ricettive; +26,6% per trasporti e noleggi; +7,2% per cultura, eventi, attività ricreative; +6,2% per bar e ristoranti; +3% per agenzie di viaggio e tour operator. Nel corso dell’ultimo anno, la diminuzione è ancora modesta (-0,7%), con la performance peggiore per il comparto “cultura, eventi, attività ricreative” (-1,3%). Flessioni anche per agenzie di viaggio e tour operator (-0,9%), bar e ristoranti (-0,8%), strutture ricettive (-0,5%). Solo trasporti e noleggi hanno continuato a crescere (+0,8%).

Il decremento del 2020, purtroppo, rappresenta solamente un primo segnale di crisi per il settore turistico. Le limitazioni agli spostamenti ancora presenti, l’incertezza della situazione sanitaria e le conseguenti difficoltà per l’economia nel suo complesso, comporteranno inevitabilmente una più marcata flessione delle imprese del turismo nel corso del 2021. Si tratta di un problema non da poco per il Veneto: nella prima regione turistica d’Italia, infatti, le aziende del turismo producono complessivamente 18,4 miliardi di euro di fatturato tra impatto diretto e indiretto, circa l’11,3% del Pil regionale.

A livello territoriale, si trova nel Veneziano il maggior numero di imprese del settore turistico: sono 9.252, in forte crescita tra 2010 e 2019 (+17,6%) e stabili nell’ultimo anno. In provincia di Verona sono 7.701: +12,1% nel periodo 2010-2019 ed in lievissimo calo nel 2020 (-0,1%). Nel Padovano sono 5.679: +6,2% tra 2010 e 2019, -1,1% negli ultimi dodici mesi. In provincia di Treviso sono 5.344, con un trend del +8,1% nel decennio 2010-2019 e -1,1% nel 2020. Nel Vicentino le imprese del settore turistico sono 5.146: +6,2% nel periodo 2010-2019, ma -1,5% nel 2020. In provincia di Belluno si registra un calo già tra 2010 e 2019 (-5,5%), confermato dalla peggior performance del 2020 (-1,9%) che fa scendere il totale delle imprese del turismo a 1.944. Infine, nel Rodigino le aziende turistiche sono 1.746: +6,2% nell’intervallo 2010-2019 e -1,2% nell’ultimo anno.

“Oggi il settore turistico continua ad operare nella massima incertezza – spiega Antonio Ferrarelli, presidente della Fondazione Think Tank Nord Est – perché non sappiamo quando le persone potranno tornare a muoversi liberamente tra regioni e Paesi. In questa situazione i ristori non bastano: la ripartenza del turismo non può che passare dal rilancio degli investimenti. E’ quindi fondamentale garantire alle imprese turistico-alberghiere l’accesso a finanziamenti agevolati garantiti, aumentando l’importo massimo per azienda ed allungando i tempi di rimborso, considerando che la marcata stagionalità di molte destinazioni turistiche costituisce un freno agli investimenti. Si tratta di una sfida che il nuovo Ministro del Turismo dovrà affrontare fin da subito – conclude Ferrarelli – se vorrà creare le condizioni per il rilancio di un settore fondamentale per l’economia di tutto il Paese.”

 

 

 

 

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