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Fusione dei Comuni in Veneto: 10 referendum e 26 Comuni al voto il prossimo 16 dicembre.

Fusione dei Comuni in Veneto: 10 referendum e 26 Comuni al voto il prossimo 16 dicembre.

Data Pubblicazione10 Dic 2018

Oltre 82mila cittadini di 5 province interessati, possibili nuovi contributi statali per complessivi 11 milioni di euro all’anno per i prossimi 10 anni se vinceranno i Sì e 26 Comuni veneti al voto. Questi i numeri della consultazione referendaria che il prossimo 16 dicembre vedrà correre alle urne i cittadini per decidere se fondere o meno il proprio territorio con un’amministrazione limitrofa. Escluse le provincie di Verona e di Venezia, si voterà in provincia di Vicenza a Carrè e Chiuppano per decidere se fondersi nel Comune di “Colbregonza”, a Mason Vicentino e Molvena per diventare “Colceresa”; a Lusiana e Conco per formare la nuova amministrazione di “Lusiana Conco”; a Castegnero, Longare e Nanto per confluire in “Pieve dei Berici” e a Campolongo sul Brenta, Cismon del Grappa, San Nazario, Solagna e Valstagna per istituire il Comune di “Valbrenta”. Due invece, le consultazioni nel padovano; a Castelbaldo e Masi per valutare se unirsi nel Comune di “Fortezza d’Adige” e nei municipi di Cartura, Conselve e Terrassa Padovana per votare se fondersi in “Terre Conselvane”. Gli altri 3 referendum riguarderanno le province di Treviso, Belluno e Rovigo. Nel trevigiano si andrà alle urne a Crespano del Grappa e Paderno del Grappa per fondersi in “Pieve del Grappa”. Nel bellunese, Lentiai, Mel e Trichiana decideranno se istituire “Borgo Valbelluna”. Nel rodigino, infine, toccherà a Frassinelle Polesine e Polesella votare per la fusione in “Frassinelle Polesella”. Un voto, quello atteso per metà dicembre, che di fatto vale anche una montagna di soldi, o meglio di nuovi possibili contributi statali per ogni nuovo comune. Secondo le stime della Fondazione Think Tank Nord Est nel caso in cui vincessero i Si i nuovi Comuni di “Borgo Valbelluna” e “Terre Conselvane”, riceveranno 2 milioni di euro all’anno per 10 anni (nel caso bellunese 145 euro per abitante pari al +29% delle entrate correnti; nel caso padovano 114 euro pari al +33% delle entrate correnti). Il nuovo Comune di “Pieve dei Berici” invece, incasserà un contributo decennale di 1,4 milioni di euro (123 euro per abitante, +30% rispetto le entrate correnti). “Valbrenta” otterrà quasi 1,3 milioni di euro per 10 anni (pro capite 178 euro, pari al +33%). Circa 900 mila euro all’anno per 10 anni andranno invece a “Pieve del Grappa”, (134 euro per abitante, +37%). “Colceresa” riceverà più di 800 mila euro all’anno (138 euro per abitante, +33%). Circa 800 mila euro annui i contributi destinati a “Frassinelle Polesella” (pro capite 151 euro, +25%). A “Colbregonza” andranno quasi 750 mila euro all’anno (122 euro ad abitante, +26%). Più di 700 mila euro annui l’incentivo per “Lusiana Conco” (152 euro pro capite, +25%). Infine, al nuovo Comune di “Fortezza d’Adige” spetteranno circa 550 mila euro all’anno per 10 anni (168 euro per abitante con un +39%).

“Si tratta della più ampia chiamata alle urne in Veneto per votare sulle fusione comunali – dice Antonio Ferrarelli, presidente della Fondazione Think Tank Nord Est – e per tutti sarà un’opportunità. I progetti di sviluppo, di cui molte aree del Veneto hanno bisogno per tornare a crescere, si possono portare avanti solo avendo risorse, e le fusioni dei Comuni per ottimizzare i servizi più gli incentivi di stato previsti, rappresentano questa opportunità che, di fatto, consentirà anche di migliorare la vita dei cittadini e dare nuove opportunità alle imprese, a partire dalla riduzione delle tasse”.

“Ormai le amministrazioni comunali fanno sempre più fatica a far quadrare i conti – prosegue Riccardo Dalla Torre, ricercatore della Fondazione Think Tank Nord Est – se i Comuni vogliono continuare a offrire servizi di qualità a cittadini e imprese, devono costruire percorsi nuovi, condividendoli con i Municipi limitrofi. Per questo oggi le fusioni sono fortemente incentivate dallo Stato e dalle Regioni, attraverso contributi straordinari, forme premiali nei bandi e maggiori flessibilità a livello di bilancio.